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Nel calcio la fortuna conta più che in altri sport?

La scienza spiega perché il calcio può essere considerato solo parzialmente un gioco di abilità.

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Consideriamo una partita di calcio come un esperimento, per determinare chi è più forte tra la squadra A e la squadra B. Migliaia di mosse e movimenti, col pallone o senza. Eppure nell’arco dei 90 minuti, generalmente, le squadre eseguono non più di una decina di tiri verso la porta e segnare anche solo 3 gol è ritenuto un grandissimo risultato.

Al contrario, in molti altri sport con punteggi elevati (come il basket), la possibilità di incidere sul risultato è maggiore, perché nell’arco della partita si tirerà (stavolta verso il canestro) in un numero maggiore di casi. Questo aspetto, è proprio uno tra quelli individuati dagli scienziati Chris Anderson e David di Sally (professori alla Cornell e alla Dartmouth) che renderebbero il calcio assolutamente meno prevedibile rispetto agli altri sport.

Un altro fattore in grado di incidere su questo aspetto, è rappresentato dai pareggi, visto che una squadra più debole potrebbe accontentarsi proprio del risultato iniziale (lo 0-0) e giocare quindi per due risultati su tre (pareggio e vittoria).

Secondo altri studi, condotti sempre dai due ricercatori, il favorito nel calcio vince, generalmente, soltanto nel 50% dei casi. Nel baseball il 60%, il 67% nel basket e nel football americano. Dopo aver esaminato attentamente la letteratura scientifica hanno concluso che il calcio è determinato per il 50% da abilità e per l’altro 50% dalla fortuna.

Ma c’è un altro fattore da considerare. Come suggerisce Michael Mauboussin, stratega d’investimenti e professore alla Columbia, occorre considerare il paradosso delle abilità. Di cosa si tratta? Secondo Mauboussin, più il livello tecnico cresce, più diventa determinante la componente della fortuna. Ma nel baseball americano e nella NFL la fortuna conta più, rispetto alla Premier League.

Come mai? Perché in America vige il principio dell’equilibrio competitivo. C’è dunque una ripartizione più equa delle entrate della lega e le squadre più deboli hanno la precedenza in fase del draft. Il calcio non ha questi vincoli, per cui le squadre che fatturano di più  possono permettersi di spendere di più per l’acquisizione di cartellini sportivi e per il pagamento degli ingaggi.

Se per assurdo raddoppiassimo le dimensioni della porta e il calcio diventasse uno sport ad alto punteggio come il basket, con questi criteri economici vincerebbe praticamente sempre la squadra più ricca. La casualità, dunque, favorisce la squadra più debole, che può comunque competere nell’ambito delle partite secche e, raramente, nell’ambito dell’intera stagione.

Un altro esempio lampante di come la fortuna incida tantissimo nel calcio, riguarda il lancio della monetina per stabilire chi tirerà per primo il calcio di rigore in una partita terminata in parità nei tempi supplementari. Il primo a tirare, statisticamente, segna nel 75% dei casi. Il secondo soltanto nel 39% dei casi. Come mai?

Questa differenza, potrebbe essere spiegata con la pressione psicologica generata dal vantaggio iniziale della squadra che aveva tirato (e segnato) per prima. E come era stato determinata la prima squadra a tirare il rigore? Con il lancio della monetina, dunque con una componente pressochè totale  di fortuna.

Per aiutare la squadra più debole, potrebbe essere opportuno concedergli di tirare il primo rigore in una serie. Mentre invece, per aiutare le squadre più forti, potrebbe essere opportuno introdurre la VAR, per limitare il numero di errori arbitrali (altro fattore che nel calcio incide tantissimo). Ma è anche vero, che lo stesso fattore arbitrale, spesso mette in evidenza una certa sudditanza psicologica verso i top team.

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