Var e fantacalcio: anche la tecnologia può fare la differenza

Cosa è mutato nel calcio italiano

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Avete mai provato a riflettere sull’influenza del Var su un gioco tanto bello quanto popolare come il fantacalcio? La tecnologia in campo, oltre ad essere stata un’autentica rivoluzione per il gioco del calcio in sé in Italia, rappresenta anche un importante fattore di cui tener conto per l’allestimento delle proprie rose fantacalcistiche.

Attenzione: non faccio riferimento soltanto ai tradizionali giochi fantacalcistici ad asta, con leghe ridotte a 8 persone o poco più. Penso anche a giochi come i Daily Fantasy Sports, i quali costringono i fantallenatori ad allestire nuove rose ad ogni turno di campionato, o giochi tutti contro tutti come MisterCalcio Cup, Magic Gazzetta, Tuttosport League e Superscudetto Sky.

Il Var incide su questa vasta gamma di giochi di fantasia poiché modifica dinamiche chiave delle partite calcistiche. Ieri sono stati presentati i primi dati riguardo la sperimentazione del Var nella massima Serie italiana. 20 partite per fare il punto della situazione e provare a capire quanto sia stata effettivamente utile la tecnologia.

Il responsabile del progetto VAR, Roberto Rosetti e il designatore Rizzoli hanno elencato una serie di dati. Il primo, forse quello più atteso e chiacchierato, riguarda il tempo effettivo medio: i tempi medi della presa visione del Var sono scesi da 1’22” delle prime 3 giornate a 29” attuali, così come il tempo medio della Overrule (decisione cambiata attraverso Var), sceso da 2’35” a 1’15”. Ma mediamente il tempo effettivo medio è aumentato di ben 40 secondi.

In termini fantacalcistici cosa cambia? L’aumento del tempo effettivo medio favorisce le squadre qualitativamente più forti, le quali hanno potuto godere di più tempo per concretizzare le occasioni create. Al contrario sfavorisce le squadre che ogni domenica sono costrette a chiudersi il più possibile in difesa per cercare di accumulare preziosi punti, utili magari per la zona salvezza.

In 210 partite giocate col Var ( 198 di Serie A e 12 di Tim Cup) ci sono stati 1078 check (5,1 a partita) di cui 282 su rigori, 214 su espulsioni e 579 su goal. Di questi 1078 check, solo 60 hanno convinto a cambiare la decisione dell’arbitro, per una media di 1 ogni 3,5 partite. Dei 60 overrule, 43 sono stati visti col monitor dall’arbitro e 17 decisi automaticamente dal Var a seconda della situazione. Questi dati ben dimostrano quanto sia capace di impattare il VAR nel corso della stagione calcistica e, soprattutto, quanto sia mediamente alto il livello della qualità dei tanto vituperati fischietti italiani.

In 39 casi l’azione sotto osservazione poteva essere di diversa interpretazione: 12 riguardavano gol convalidati e annullati per fuorigioco, 3 riguardavano gol annullati e poi convalidati, 4 casi di revisione per dubbio su dentro-fuori l’area e 2 casi dentro-fuori il campo. In 6 casi l’arbitro ha confermato la propria decisione dopo aver visto il monitor.

Dai 60 check sono emersi 11 errori: 2 per l’applicazione in fase offensiva, col Torino nella prima giornata e in Roma-Udinese, 2 per scorretta valutazione del fuorigioco, 1 rigore giudicato in maniera sbagliata e 6 falli di mano su cui la decisione è stata sbagliata. Ci sono stati in totale 7 risultati influenzati da errori, ma complessivamente la percentuale di errori totali è stata ridotta dal 5,6% all’1%. Un risultato eccezionale che conferma la bontà del progetto applicativo tecnologico in Italia.

Capitolo falli e fuorigioco: sono in diminuzione rispettivamente dell’8% e del 2%. Ed il riflesso di questi dati è possibile trovarlo anche nel computo di ammonizioni ed espulsioni, complessivamente diminuite del 18,8% e 21,6%. Questo aspetto rende un po’ più intriganti calciatori che in passato venivano penalizzati in chiave fantacalcistica dall’eccessiva mole di proteste. Col Var, le ammonizioni per proteste sono calate del 14,1%. Calando il numero degli errori complessivi, cala anche la necessità di richiedere più o meno con toni educati verso il direttore di gara. Per cui calciatori meno disciplinati sono diventati, da questa stagione, un po’ più appetibili.

Chiudo con un riferimento ai rigoristi: il numero di rigori assegnati è aumentato addirittura del 5,5%. Ecco perché in estate potrebbe aver fatto bene chi ha deciso in maniera razionale di puntare maggiormente sui rigoristi, anche a costo di spendere qualche credito in più a discapito di altri calciatori. Alla luce di questi dati, appare legittimo assegnare un valore leggermente superiore rispetto al passato ai calciatori: delle squadre di vertice (Juve e Napoli su tutte), ai rigoristi, agli incontristi, ai calciatori tendenti alle proteste (nelle passate stagioni).

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