Chi può essere arbitro?

I requisiti per arbitrare partite di calcio

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La passione per il calcio può avere molteplici declinazioni. C’è chi adora guardarlo senza pensare ad un futuro con coinvolgimento diretto nel settore, chi sogna di diventare calciatore, altri ancora sperano in un futuro in panchina e un numero più ristretto di persone che invece sogna di dirigere il gioco col fischietto in bocca per far rispettare il regolamento.

La figura dell’arbitro è una delle più controverse. Spesso al centro del mirino della critica, si tratta di un ruolo di grandissima responsabilità, per cui per arrivare a dirigere partite importanti c’è bisogno di aver fatto una lunga gavetta, avere un’ottima condizione fisica e tanto altro ancora.

L’obiettivo di questo post, è proprio quello di riassumervi chi può essere arbitro, ossia in altre parole quali sono i principali requisti per diventarlo in ambito giovanile e professionistico. Analizzeremo da vicino questa figura, fornendo consigli su come realizzare il proprio sogno. Partiamo!

Come si diventa arbitro di calcio?

L’arbitro di calcio altro non è che una persona che ha studiato sin nei minimi dettagli il regolamento del giuoco del calcio, per cui diviene una risorsa indispensabile per consentire il regolare svolgimento dei match, dalla Serie A fino all’ultimo dei campetti di periferia.

Naturalmente, il primo passo da compiere per diventare arbitro è quello di iscriversi all’Aia. Cosa identifica questo acronimo? Per esteso, si fa riferimento all’Associazione Italiana Arbitri. Si tratta di una specifica componente della Federazione Italiana Giuoco Calcio e ha il principale compito di formare, reclutare e gestire (sotto il profilo tecnico, associativo e disciplinare), tutti gli arbitri di calcio italiani.

Per arbitri di calcio si intende tutti quelli che si occupano di prendere le redini delle direzioni delle gare dei campionati FIGC, dunque includendo calcio a 5 e beach soccer, sia maschile che femminile. Pensate: l’associazione è stata creata ufficialmente ad agosto 1911, presso il Ristorante Orologio di Milano e al termine della stagione sportiva 2017-2018 poteva vantare oltre 31.000 associati, di cui più di 1500 donne.

Attualmente l’associazione ha sede in Via Campania 47 a Roma, ma vari uffici sono sparsi lungo il territorio italiano. Per diventare arbitro dovrete come prima cosa iscrivervi ad uno dei tanti corsi gratuiti che si tengono ogni anno in tutta Italia. Il mio consiglio è quello di andare a spulciare online il sito web ufficiale della propria sezione di riferimento. Se siete di Torino, ad esempio, andate su Google e digitate “Aia Torino” per atterrare direttamente nel sito web ufficiale territoriale.

Sicuramente vedrete in bella mostra il bando della stagione, con tutti i requisiti utili per accedere al corso gratuito. Di seguito, ecco i requisiti:

  • È necessario essere cittadini della Comunità Europea
  • Avere un documento di identità valido
  • Se si è cittadini extra comunitari è fondamentale essere in possesso di regolare permesso di soggiorno.
  • Aver compiuto almeno 15 anni e non aver superato i 35 anni
  • Aver conseguito come minimo il titolo di studio della scuola dell’obbligo
  • Aver sempre tenuto una irreprensibile condotta civile e sportiva
  • Essere in possesso del certificato di idoneità alla pratica sportiva

Il corso, tendenzialmente, dura circa due-tre mesi. È utile per preparare la prova scritta, il colloquio orale e la prova di abilità psico-motoria, con prove legate a scatto a resistenza. Tutto ciò è indispensabile, perché oltre all’aspetto teorico un buon arbitro deve essere in grado di seguire con buon dinamismo lo sviluppo dell’azione, cercando di essere quanto più vicino all’azione per giudicare meglio e non lasciarsi ingannare. Una volta superate le prove, si ottiene l’affiliazione ufficiale alla sezione presso cui si è svolto il corso e la prova, per cui si è pronti per cominciare ad essere designati per andare ad arbitro.

Naturalmente, si tratta di un percorso step by step. Si verrà designati prima per partite di seconda fascia per poi aumentare gradualmente il grado di responsabilità. Ci sono anche delle azioni da svolgere al fine di mantenere l’affiliazione alla sezione. Ad esempio, ogni direttore di gara deve dirigere un numero minimo di partite all’anno e non mancare in maniera ingiustificata a più di quattro riunioni all’anno, che generalmente si svolgono ogni due settimane.

Chi valuta gli arbitri?

Gli arbitri, generalmente, vengono giudicati da altri arbitri. Ossia, da coloro che hanno superato l’età massima per arbitrare e che dunque si mettono a disposizione dell’associazione condividendo la propria esperienza e le proprie competenze. Le persone preposte a valutare gli arbitri si chiamano Commissari e vanno in giro per i campi a valutare l’operato delle giovani leve, a partire dagli Esordienti. Prima di questa categoria le partite vengono arbitrate da uno dei dirigenti della squadra di casa, anche perché il livello di agonismo tra bambini è poco accentuato.

Esattamente come esistono le pagelle a scuola, anche per arbitri esiste qualcosa di molto simile. Infatti, i Commissari valutano l’operato di ogni singolo arbitro per valutare la possibilità di ottenere la promozione alla categoria successiva. Dunque, come potete immaginare, la gavetta da fare è davvero tantissima, anche perché la concorrenza è elevata e gli anni a disposizione per far carriera non sono moltissimi se non si inizia presto.

Un arbitro generalmente arbitra dai 15 ai 35 anni e solo l’avvento di speciali deroghe può consentire di andare oltre, fino ad un massimo di 45 anni. Chiaramente, è possibile anche optare per la carriera di guardalinee, ma questo è possibile stabilirlo soltanto strada facendo.

Cosa fare per diventare un buon arbitro?

L’attività che svolge l’arbitro è piuttosto complessa, perché si trova ad operare in situazioni dove quasi sempre gli animi sono accesi, l’agonismo è elevato e dove c’è un buon carico di pressione, dovuta al pubblico sugli spalti ma anche e soprattutto agli enormi interessi che circolano intorno al mondo del calcio.

Per cui, è fondamentale come già detto conoscere sin nei minimi dettagli il regolamento, ma anche avere una forma fisica eccellente. Nelle partite di massima serie, gli arbitri si trovano a correre anche 10-15 chilometri a partita, dunque per mantenere un buon livello di lucidità è indispensabile avere il giusto fiato. Peraltro, allenarsi con costanza è fondamentale, anche per superare i diversi test atletici periodici che l’associazione mette appunto per accertarsi dello stato fisico degli arbitri, che sono degli atleti a tutti gli effetti.

E ancora: il coraggio. Un buon arbitro non può prescindere da questa dote, perché è veramente importante avere la giusta dose di personalità per fischiare un rigore ad una squadra avversaria in uno stadio infuocato, con livelli di decibel altissimi.

Inoltre, per diventare arbitri di ottimo livello, è fondamentale capire al meglio gli aspetti tecnici e tattici del gioco, per valutare al meglio ogni singolo gesto e seguire attraverso movimenti nel campo adeguati lo svolgimento delle azioni. E, infine, avere la capacità di dialogo necessaria per fronteggiare con autorevolezza e rispetto le immancabili critiche di personalità differenti in campo.

I segreti di Collina

Pierluigi Collina può essere considerato senza ombra di dubbi uno dei più autorevoli esponenti del mondo arbitrale. Ad un corso invernale Uefa svolto in Grecia nel 2015, ha sottolineato le principali qualità necessarie per compiere una carriera di successo nel mondo arbitrale. Le riassumo qui, sotto forma di pillole, perché le ritengo davvero interessanti per chi volesse scegliere questa strada:

  • Coraggio nel prendere le decisioni: i veri arbitri bravi mostrano la giusta dose di personalità in contesti ambientali particolarmente complessi.
  • Preparazione costante: il regolamento calcistico è in costante evoluzione, per cui è fondamentale restare al passo con i tempi e aggiornarsi sempre.
  • Avere fiducia: un buon arbitro sa avere fiducia dell’opinione espressa dai suoi collaboratori in campo che sono posizionati meglio.
  • Capacità di saper imparare dagli errori: sbagliare è normale e questi momenti devono essere vissuti al meglio per imparare dai propri errori e non ripeterli più.
  • Avere tanta forza per i momenti difficili: gli arbitri sono sottoposti ad un numero enorme di pressioni. Inevitabilmente capiteranno momenti complessi da gestire sul piano psicologico, ma bisogna mantenere la barra dritta e non mollare. Mai.
  • Prendere decisioni accurate in pochissimo tempo: gli arbitri si trovano a decidere in poco meno di mezzo secondo, sotto gli occhi del pubblico e della stampa. Bisogna essere sufficientemente preparati per assumersi questa responsabilità.
  • Conoscere sé stesso: un buon arbitro conosce i propri punti di forza e quelli di debolezza e si impegna quotidianamente per migliorare quest’ultimi.
  • Essere preparato atleticamente: oggi gli arbitri sono dei veri e propri atleti, per cui allenarsi con costanza, quasi a cadenza quotidiana può aiutare nel prendere decisioni più accurate. Bisogna mantenere la giusta dose di lucidità fino all’ultimo minuto di recupero.
  • Studiare tattiche e caratteristiche dei giocatori: per stare un passo avanti nel prendere le decisioni durante la partita, è fondamentale sapere informazioni aggiuntive sulle squadre che verranno dirette.
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